484 94. Allorché dimorava nel romitorio che
dal nome del luogo è chiamato «Verna»,
due anni prima della sua morte, ebbe da Dio una visione. Gli
apparve un uomo, in forma di Serafino, con le ali, librato
sopra di lui, con le mani distese ed i piedi uniti, confitto
ad una croce. Due ali si prolungavano sopra il capo, due si
dispiegavano per volare e due coprivano tutto il corpo.
A quell'apparizione il beato servo dell'Altissimo si sentì
ripieno di una ammirazione infinita, ma non riusciva a capirne
il significato. Era invaso anche da viva gioia e sovrabbondante
allegrezza per lo sguardo bellissimo e dolce col quale il
Serafino lo guardava, di una bellezza inimmaginabile; ma era
contemporaneamente atterrito nel vederlo confitto in croce
nell'acerbo dolore della passione. Si alzò, per così
dire, triste e lieto, poiché gaudio e amarezza si alternavano
nel suo spirito. Cercava con ardore di scoprire il senso della
visione, e per questo il suo spirito era tutto agitato.
485 Mentre era in questo stato di preoccupazione
e di totale incertezza, ecco: nelle sue mani e nei piedi cominciarono
a comparire gli stessi segni dei chiodi che aveva appena visto
in quel misterioso uomo crocifisso.
95. Le sue mani e i piedi apparvero trafitti
nel centro da chiodi, le cui teste erano visibili nel palmo
delle mani e sul dorso dei piedi, mentre le punte sporgevano
dalla parte opposta. Quei segni poi erano rotondi dalla parte
interna delle mani, e allungati nell'esterna, e formavano
quasi una escrescenza carnosa, come fosse punta di chiodi
ripiegata e ribattuta. Così pure nei piedi erano impressi
i segni dei chiodi sporgenti sul resto della carne. Anche
il lato destro era trafitto come da un colpo di lancia, con
ampia cicatrice, e spesso sanguinava, bagnando di quel sacro
sangue la tonaca e le mutande.
486 Ben pochi ebbero la fortuna di vedere la sacra
ferita del costato del servo del Signore stimmatizzato mentre
egli era in vita. Ma fortunato frate Elia che, ancor vivente
il Santo, meritò di scorgerla almeno, e non meno fortunato
frate Rufino che la poté toccare con le proprie mani.
Mentre una volta gli praticava una frizione sul petto, la
mano gli scivolò, come spesso capita, sul lato destro
e così toccò quella preziosa cicatrice. Francesco
ne sentì grande dolore e allontanò la mano,
gridando che Dio lo perdonasse. Infatti con ogni cura teneva
nascosto il prodigio agli estranei, ma anche agli amici e
ai confratelli, tanto che non ne seppero nulla per lungo tempo
perfino i suoi seguaci più intimi e devoti. Questo
fedelissimo discepolo del Signore, pur vedendosi ornato con
tali meravigliosi segni, quasi perle preziosissime del Cielo
e coperto di gloria e onore più d'ogni altro uomo,
non se ne gonfiò mai in cuor suo, né mai cercò
di vantarsene con alcuno per desiderio di gloria vana, al
contrario, temendo sempre che la stima degli uomini gli potesse
rubare la grazia divina, si industriava il più possibile
di tenerla celata agli occhi di tutti.
487 96. Si era fatto un programma di non manifestare
quasi a nessuno il suo straordinario segreto, nel timore che
gli amici, non resistessero alla tentazione di divulgarlo
per amicizia, come suole accadere, e gliene venisse una diminuzione
di grazia. Aveva pertanto continuamente sulle labbra il detto
del salmista: Nel mio cuore ho riposto tutte le tue parole,
per non peccare dinanzi a Te (Sal 118,11). Si era addirittura
accordato con i suoi fratelli e figli di ripetere questo versetto
come segno che intendeva troncare la conversazione coi borghesi
che venivano da lui; a quel segnale essi dovevano cortesemente
licenziare i visitatori. Aveva sperimentato quanto è
nocivo all'anima comunicare tutto a tutti, e sapeva che non
può essere uomo spirituale colui che non possiede nel
suo spirito segreti più numerosi e profondi di quelli
che potevano essere letti sul viso e giudicati in ogni loro
parte dagli uomini. Si era infatti imbattuto in persone che
esteriormente mostravano d'essere d'accordo con lui, mentre
la pensavano diversamente: in sua presenza lo apprezzavano,
in sua assenza lo disprezzavano; e questi lo indussero a un
giudizio di disapprovazione verso di loro, e qualche volta
gli resero un poco sospette anche persone che venivano a lui
con sentimenti retti.
Così purtroppo spesso avviene che la malignità
cerca di screditare tutto ciò che è puro, e
poiché la menzogna è vizio di molti, si finisce
per non credere più alla sincerità dei pochi.